Perché è perfettamente legale acquistare e vendere Bitcoin

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Sono moltissimi ad essersi posti una domanda nata quasi spontaneamente appena si è diffusa la tendenza alla vendita ed acquisto di Bitcoin, attività che ha ricevuto una notevole spinta dai corposi guadagni che ha permesso: è una pratica legale e conforme alle regole?

Carte e regolamenti alla mano, la risposta è univoca ed affermativa: effettuare operazioni di compravendita di criptovalute come i Bitcoin è una pratica perfettamente legale e consentita dalla legge e dal fisco, e del resto non potrebbe essere altrimenti dal momento che il Bitcoin si è visto riconoscere lo status di moneta a tutti gli effetti, che può essere utilizzata in rete presso gli esercenti che la accettano per acquistare beni o servizi.

Devono essere dichiarati al fisco i proventi della vendita dei Bitcoin?

Un corollario confermativo della liceità di questi guadagni, che nel caso di alcuni utenti più lungimiranti o più fortunati sono stati realmente nell’ordine delle cifre a 3 zeri, è l’obbligo di dichiarare al fisco gli eventuali introiti derivanti dalla loro vendita o dalle operazioni di cambio valuta nel caso di cambio vantaggioso, esattamente come qualsiasi altra entrata.
Esiste addirittura un apposito quadro RW all’interno del 730 dove dichiarare le valute virtuali, l’Agenzia delle Entrate ha fugato ogni dubbio in merito sia per gli operatori dei CAF che per gli stessi contribuenti. Queste criptovalute possono infatti generare un diverso reddito tassabile proprio come quelli derivanti da operazioni in valute tradizionali; il conteggio non è facile ed è preferibile affidarsi ad un professionista competente in materia, in quanto vanno tenuti in considerazione parametri quali i giorni di effettiva giacenza nel portafogli virtuale o wallet, ed anche il tasso di cambio vigente volta per volta, al fine di determinare la presenza di plusvalenze. Tali tassi di cambio possono essere sempre verificati in tempo reale attraverso il sito Coinmarketcap.

Il Bitcoin è anonimo… ma fino a un certo punto

Esiste quindi un obbligo dichiarativo per i guadagno ottenuti con lo scambio ed il controvalore tra Bitcoin ed Euro, nonostante le criptovalute siano nate proprio per operare in un regime sì di totale trasparenza ma anche di anonimato tra i diversi utenti che appartengono alla rete peer2peer su cui circolano.
I dati di chi detiene un Bitcoin o frazione di esso sono comunque accessibili, ed i titolari di ogni singolo Bitcoin sono univocamente identificabili nel caso di ispezioni da parte della Guardia di Finanza.
Il tutto si è reso necessario perché le operazioni di cambio valuta tradizionale contro valuta virtuale per loro stessa natura hanno un titolo oneroso, pertanto restano escluse dalle indagini le operazioni sprovviste di finalità speculative, ma sussiste comunque un obbligo di monitoraggio fiscale per cui è fondamentale conservare i documenti che comprovino tali operazioni.
Il tutto si è reso necessario in un’ottica volta alla lotta contro il riciclaggio e contro le frodi, e le omissioni sono sanzionabili sia penalmente che dal punto di vista amministrativo, a seconda dei casi accertati volta per volta.

In quale momento diventa tassabile il Bitcoin?

È ovvio che la semplice detenzione di Bitcoin nel proprio portafogli virtuale non possa far scattare alcuna indagine. Il momento esatto in cui scatta l’obbligo di dichiarazione dell’eventuale plusvalenza è quello preciso in cui avviene il cambio tra valuta virtuale e valuta tradizionale, se questo comporta un consistente ritorno economico.
L’operazione, come abbiamo detto, pur restando nell’anonimato per quanto riguarda tutti i componenti o “nodi” della rete peer2peer, che ne sono soltanto a conoscenza in tempo reale, è però perfettamente tracciabile. Se da un lato la Blockchain su cui si appoggia il Bitcoin è nata proprio come meccanismo in grado di aggirare e superare qualsiasi supervisione o ingerenza di enti centralizzati quali le banche, il riconoscimento stesso del Bitcoin (e di tutte le altre criptovalute nate seguendo la sua scia) come moneta di scambio a tutti gli effetti la rende per forza di cose soggetta agli accertamenti fiscali, che non possono in nessun modo intromettersi sulla sua libera circolazione, sul suo numero o sul suo valore di scambio.
Ciò non la sottrae però ad un corretto e trasparente regime fiscale!